Uso corretto dei respiratori - Una guida di Spazioconfinato

Formazione e addestramento all’utilizzo coretto dei dispositivi autorespiratori

Nell’ambito delle attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati spesso ci si trova ad agire in ambienti poveri o privi di ossigeno, o dove il tasso d’inquinamento atmosferico è eccessivamente elevato o dove è dubbia l’efficacia dei dispositivi filtranti. In questi casi è necessario utilizzare specifici dispositivi di protezione delle vie respiratorie in grado di fornire aria all’operatore. Dispositivi che la norma UNI 10720:1998 definisce Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie – APVR (dis eguito chiamati più comunemente autorespiratori) – la cui finalità è proteggere l’apparato respiratorio dall’inalazione di inquinanti (particelle, vapori e gas) presenti nell’aria o nel caso di insufficienza di ossigeno.

Come funzionano gli apparecchi autorespiratori

Gli autorespiratori sono apparecchi di respirazione costituiti da una unità funzionale autonoma, che consente all’operatore di muoversi liberamente. Nell’autorespiratore ad aria compressa a circuito aperto, l’alimentazione di aria respirabile è trasportata da una o due bombole d’aria ad alta pressione. L’aria respirabile passa, tramite un tubo di adduzione a media pressione, dal riduttore di pressione all’erogatore a domanda, che dosa l’aria respirabile in funzione delle esigenze dell’utilizzatore e della respirazione polmonare. L’erogatore a domanda è collegato al facciale direttamente o tramite un tubo di respirazione.

I facciali da utilizzare sono le maschere intere o i boccagli. L’aria espirata passa dal facciale nell’atmosfera attraverso la valvola di espirazione. L’apparecchio è dotato anche di un dispositivo di allarme (per esempio un fischio) che in maniera inequivocabile segnala efficacemente l’approssimarsi dell’esaurimento della riserva d’aria.

1 Bombola di aria compressa
2 Valvola della bombola
3 Riduttore di pressione
4 Tubo di adduzione a media pressione
5 Manometro
6 Tubo del manometro
7 Facciale
8 Erogatore a domanda (a comando polmonare)
9 Dispositivo d’allarme
10 Bardatura di sostegno
11 Raccordo
12 Tubo di respirazione

Formazione teorica e addestramento pratico

Come per tutti i DPI destinati a salvaguardare da rischi di morte o da lesioni gravi e permanenti è fondamentale che tutti gli addetti siano adeguatamente formati ed addestrati al loro utilizzo in qualsiasi condizione, sia ordinaria che di emergenza, e che siano fisicamente idonei al loro utilizzo.

Per questa tipologia di APVR è previsto infatti uno specifico percorso di formazione che comprende una parte teorica (UNI EN 10720:1998 punto 7.4.3.1) e un addestramento pratico (UNI EN 10720:1998 punto 7.4.3.2).

In particolare, la formazione teorica intende preparare gli addetti a strutturare un programma di protezione respiratoria, ad acquisire la consapevolezza di quali siano le condizione fisiche necessarie per un uso sicuro di questi dispositivi, ad avere il pieno controllo dei propri comportamenti durante un lavoro e a gestire un’emergenza, quale un guasto o una improvvisa riduzione della riserva d’aria. L’operatore deve rendersi conto dell’esigua riserva d’aria che un autorespiratore garantisce ed avere un’idea del reale consumo d’aria e dell’autonomia disponibile per eseguire il lavoro.

Una volta terminata la formazione teorica, la norma UNI prevede che si debba addestrare l’utilizzatore ad indossare l’apparecchio, abituandosi anche al peso e all’ingombro dell’attrezzatura durante lo svolgimento delle attività (ad esempio se deve entrare in un ambiente con un passaggio ridotto, è necessario introdurre prime le bombole dell’accesso dell’operatore), a controllare che il facciale sia bene adattato, a valutare e gestire una situazione di emergenza. Se oltre agli autorespiratori sono utilizzati indumenti di protezione contro i gas o contro il calore, le prove pratiche devono essere effettuate indossando anche tali indumenti.

Di fatto vengono eseguiti esercizi pratici, indossando sia gli apparecchi di protezione respiratoria che gli indumenti di protezione, che tengano conto per quanto possibile e il più fedelmente possibile delle reali condizioni in cui si opera. Per questo motivo a seconda che si tratti di autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto e di autorespiratori a circuito chiuso, un programma completo di addestramento per l’uso e la formazione di base dovrebbe normalmente avere una durata di almeno 20 h. Mentre se si devono usare altri tipi di dispositivi e non devono essere effettuate operazioni di salvataggio, la durata della formazione può essere di 8 h.

Consumo d’aria e respirazione ideale

L’autonomia di respirazione dipende, da un lato, dal volume complessivo della riserva d’aria fornita dal dispositivo, ma anche dal grado di allenamento dell’individuo e da come il fabbisogno d’aria varia a seconda delle condizioni e delle attività che si devono svolgere. Respirare all’aria aperta o con un apparecchio di protezione delle vie respiratorie non è la stessa cosa, anche se il processo fisiologico è lo stesso. Quando si usa un APVR si deve ottimizzare la respirazione e, per questo, in base alla sua esperienza il formatore propone alcune tecniche da utilizzare in funzione dell’impegno fisico e dello scenario operativo da affrontare.

Ma come ci si deve preparare per utilizzare un autorespiratore tenendo conto di quanto sopra? Nell’articolo “La respirazione ideale per il vigile del fuoco in intervento” scritto da Luca Parisi (Istruttore CFBT e SCBA Vigili del Fuoco Trento), l’autore evidenzia come respirare all’aria aperta o con un apparecchio di protezione delle vie respiratorie non sia la stessa cosa, nel senso che se da una parte i processi fisiologici sono – ovviamente – i medesimi, non lo è l’atteggiamento dell’utilizzatore, che deve essere consapevole sia del limitato volume di aria a disposizione, sia del fatto che il processo fisiologico della respirazione deve essere ottimizzato attraverso l’utilizzo di alcune tecniche respiratorie, in funzione dell’impegno fisico e dello scenario operativo da affrontare.

Per esempio, inspirare ed espirare dal naso (tecnica naso in and out) permette di massimizzare l’efficienza respiratoria perché favorisce l’aumento del tasso di umidità e della temperatura dell’aria che favorisce la respirazione diaframmatica, con minor richiesta di energia, riducendo la possibilità di entrare in affanno. Inspirare normalmente con il naso ed espirare con la bocca, mantenendola aperta e prolungando l’espirazione (metodologia conosciuta come R-EBT – Reilly Emergency Breathing Technique) permette di abbassare il livello di CO2, obbligando l’organismo ad aumentare la frequenza degli atti respiratori. La metodica di inspirare normalmente con il naso e poi, dopo aver effettuato una piccola pausa trattenendo il respiro, espirare lentamente con la bocca prolungando l’espirazione (Skip breathing) è indicata in caso d’emergenza, ma richiede una notevole concentrazione mentale e una capacità di controllo del panico.

L’importanza di un’alimentazione adeguata

E’ importante che chi deve operare in spazi confinati in cui sia richiesto anche l’utilizzo di apparecchi di autorespirazione assuma una dieta adeguata, con cibi facilmente digeribili e bevande rigorosamente non alcooliche per evitare che il consumo di cibi difficili da digerire o in quantità eccessiva provochi, assieme a uno sforzo fisico eccessivo, vomito, mettendo in pericolo l’operatore.

I dispositivi di autorespirazione di ultima generazione, infatti, incorporano una maschera oronasale che, grazie al giro di aria indotto dalla presenza delle valvole unidirezionali, aiuta ad eliminare l’appannamento e condensa della superficie trasparente del facciale ma, nel contempo, riduce il volume, con il rischio d’intasare la valvola di espirazione in presenza di vomito. Un protocollo di addestramento di emergenza dovrebbe anche definire per ogni tipo di autorespiratore, quali siano le azioni per rimuovere la parte oronasale per l’evacuazione del vomito dall’interno della maschera in una situazione di emergenza, in modo da consentire la protezione dell’operatore.

E’ evidente che gli addetti che devono indossare DPI respiratori, quali gli autorespiratori, devono capire che i loro dispositivi non forniscono una protezione illimitata e che il loro malfunzionamento o altre situazioni di emergenza (ad esempio, malore o vomito dell’operatore) devono essere attentamente valutate in modo da poter adottare adeguate misure di contrasto. Una adeguata formazione e addestramento consente di preparare l’operatore ad affrontare situazioni di estremo pericolo, riducendo i rischi per la sua incolumità.

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